Care lettrici, cari lettori,
questa settimana la newsletter assomiglia un po' a un diario di viaggio. Del resto, dopo cinque giorni di Legalcommunity Week, qualche appunto sparso vale forse più di un resoconto ordinato.
Si è parlato di AI, di geopolitica, di M&A, di reputazione, di sanzioni internazionali, di proprietà intellettuale, di innovazione, di integrazione post-acquisizione, di meritocrazia, di media e processi. Argomenti molto diversi, apparentemente, ma con un comun denominatore: quasi sempre, seduti al tavolo, c'erano anche i giuristi d'impresa. Non è una novità, certo, ma dieci anni fa sarebbe stato sicuramente più difficile immaginare una settimana del mercato legale in cui così tante discussioni ruotassero intorno al punto di vista delle aziende.
Tra i momenti che ci portiamo a casa c'è sicuramente il panel internazionale dei general counsel durante l’opening conference di lunedì 8 giugno. Da Stéphanie Fougou ad Agostino Nuzzolo, da Javier Ramirez a Nicola Verdicchio, è emersa una sensazione abbastanza chiara: la pressione regolatoria, l'AI, la cybersecurity e la geopolitica stanno allargando il mestiere del giurista ben oltre i confini tradizionali.
Un altro tema ricorrente è stato quello della tecnologia. Non tanto se usare l'intelligenza artificiale, quanto come farlo.
Ci ha colpito anche un'altra discussione: quanto stanno diventando sofisticati i clienti? Tradotto: quanto stanno cambiando i general counsel? La sensazione è che le direzioni legali siano sempre più attente ai dati, ai costi, all'efficienza, alla capacità degli advisor di comprendere il business e non soltanto il diritto. Un tema che, in fondo, avevamo già intravisto qualche settimana fa con il caso Revolut.
E poi c'è stato tutto il resto. Le corse all'alba di Run the Law. Le conversazioni nei corridoi del Principe di Savoia. I confronti che continuano davanti a un bicchiere dopo la fine dei panel. Le premiazioni dei Corporate Awards. E Rock the Law, che ormai rappresenta una specie di rito collettivo della comunità.
Cosa ci resta più di ogni altra cosa? Che esiste una comunità che continua ad avere voglia di incontrarsi, discutere, confrontarsi e, ogni tanto, anche divertirsi.