La Gen AI entra negli uffici legali. E non se ne va più

La quota di dipartimenti legali aziendali che impiegano strumenti di intelligenza artificiale generativa è quasi raddoppiata nel giro di un anno, rigistrando una svolta decisiva nel rapporto tra giuristi e tecnologia

Secondo uno studio congiunto di FTI Consulting e della legaltech Relativity, oggi l’87% dei general counsel utilizza la Gen AI all’interno del proprio team (contro il 44% registrato appena dodici mesi fa). Non solo: quasi due intervistati su cinque la considerano una priorità strategica per rendere il proprio dipartimento più efficiente.

Per cosa si usa la Gen AI

L’uso più diffuso è la sintesi di documenti, citata dall’83% dei giuristi. Seguono le ricerche generali (70%), la trascrizione di riunioni (67%) e l’identificazione di clausole contrattuali (63%). Più cautela, invece, quando si tratta di affidare all’AI compiti più delicati: solo il 23% si dice del tutto a proprio agio con la redazione automatica di contratti, il 20% con la loro revisione e analisi, il 13% con la stesura di memo. Le aree che suscitano maggiori resistenze sono la revisione di documenti coperti da privilegio legale, le attività investigative e la gestione delle violazioni di dati.

Formazione strutturata per la gestione dei rischi

Come riportato dal Global Legal Post, Sophie Ross (in foto a sinistra), CEO globale di FTI Technology, osserva che la Gen AI è ormai diventata uno strumento standard nella maggior parte degli uffici legali, e che chi non l’ha ancora adottata sta già pianificando di farlo a breve. Per sfruttarla al meglio, sottolinea, sarà indispensabile investire in formazione strutturata e in roadmap tecnologiche che permettano di innovare senza trascurare la gestione dei rischi.

I numeri confermano che la trasformazione è già in corso. La quota di dipartimenti dotati di una roadmap tecnologica formale è salita al 53%, dal 25% dell’anno scorso. Il 70% prevede nuovi investimenti in tecnologia nel prossimo anno. E le funzioni dedicate alle legal operations sono cresciute dal 29% al 41%, segnale di una gestione sempre più strutturata e professionale.

Finita l’era dell’avvocato tecnofobico

David Horrigan (in foto a destra), discovery counsel e responsabile della formazione legale di Relativity, è netto quando afferma l’era dell’avvocato tecnofobico è finita. In sette anni di rapporti annuali, dice, il cambiamento di quest’anno è il più significativo. Emerge anche una nuova figura professionale — quella del cosiddetto “ambasciatore digitale” — segnalata dai chief information officer come un fenomeno in crescita proprio all’interno dei dipartimenti legali. È l’avvocato del futuro: tecnologicamente competente, a proprio agio con gli strumenti digitali.

(*Lo studio si basa su interviste individuali con 30 chief legal officer e su un’indagine quantitativa condotta su oltre 200 general counsel in dodici Paesi)

michela.cannovale@lcpublishinggroup.com

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