Diritto e digitale, la sfida è a Copenaghen: al via l’ACC Europe Conference 2026
Dal 3 al 5 giugno, Copenaghen ospita l’edizione 2026 della ACC Europe Conference, che trasforma il Tivoli Hotel & Congress Center nel cuore pulsante della comunità legale in-house internazionale. La conferenza è in media partnership con Legalcommunity, LegalcommunityGERMANY, Inhousecommunity, LegalcommunityCH e Iberian Lawyer.
Il tema scelto per quest’anno, “Digital Currents: From Harbour to Cloud — Advancing Legal in a New Era”, non è casuale: il porto storico di Copenaghen diventa la metafora di un’epoca di transizione, in cui le correnti digitali spingono la funzione legale verso acque inesplorate. La sfida è collettiva, e la conferenza vuole essere il luogo in cui la comunità internazionale dei giuristi d’impresa la affronta insieme, con strumenti concreti, visioni condivise e un confronto aperto tra pari.
In agenda oltre quindici panel su temi di stringente attualità: intelligenza artificiale, trasformazione digitale, strategie ESG, indagini internazionali.
I lavori si svilupperanno lungo due direttrici principali: da un lato quella della “strategic leadership”, per i general counsel e i responsabili legali che guidano il cambiamento dall’interno, anticipano i rischi e ridefiniscono il peso strategico della funzione legale in azienda; dall’altro quella della “next gen legal”, per chi lavora in prima linea su aree di rischio emergenti, naviga normative in continuo divenire e si confronta con aspettative sociali sempre più esigenti.
Ad alzare il sipario sarà Helena Bourdillon, quattro volte campionessa del mondo e recordwoman nell’apnea, con una keynote intitolata: “Freediving through fear: mental fitness to unlock capabilities we don’t know we have”. La sua storia parla di un percorso che l’ha portata dalla depressione profonda al podio mondiale, e che si traduce oggi in cinque strumenti pratici di resilienza mentale, tutti fondati su evidenze scientifiche, per liberare performance e potenziale personale anche sotto pressione.
Un messaggio che arriva dritto al cuore di chi lavora nel diritto, perché parla di quella condizione di allerta permanente che molti professionisti confondono con impegno e lucidità, e che nel tempo erode le energie, alimenta la sindrome dell’impostore, blocca le decisioni e apre silenziosamente la strada al burnout.