ESG, il gap tra obiettivi e realtà pesa sulle imprese (e sui team legali)
Sempre più spesso la sostenibilità passa dalla direzione legale. Ma mentre ai giuristi d’impresa vengono affidati compiti crescenti in materia ESG, solo il 37% delle aziende italiane ha realmente integrato questi principi nel business
La crescente rilevanza dei fattori ESG sta ridefinendo il ruolo delle funzioni aziendali coinvolte nella governance. In molte organizzazioni, infatti, la responsabilità delle tematiche di sostenibilità è affidata ai giuristi d’impresa, chiamati non solo a presidiare compliance e reporting, ma anche a coordinare processi trasversali, gestire i rischi reputazionali e garantire la coerenza tra obiettivi dichiarati e attività concrete. Una centralità destinata a rafforzarsi in un contesto in cui la sostenibilità è sempre meno una questione di comunicazione e sempre più un elemento di strategia e accountability.
Eppure, nonostante la crescente attenzione al tema, solo il 37% delle aziende italiane integra effettivamente i principi ESG nei processi decisionali e nei modelli di business. È quanto emerge dalla survey Noesis-Richmond Executive Observatory realizzata con Ipsos Doxa, che evidenzia un divario ancora significativo tra consapevolezza e attuazione.
Il dato migliora tra le grandi imprese, dove la quota sale al 46%, ma per gran parte del tessuto produttivo la trasformazione resta incompleta. Una criticità che si inserisce in un quadro globale altrettanto complesso: secondo il CEO Study 2025 dello United Nations Global Compact, il 99% dei leader d’impresa intende mantenere o rafforzare i propri impegni sulla sostenibilità, ma meno del 15% si ritiene realmente preparato ad affrontare le principali sfide legate al clima e alla resilienza delle catene di fornitura.
L’assenza di una governance adeguata potrebbe avere conseguenze economiche rilevanti. Secondo un’analisi del McKinsey Global Institute, le aziende che entro il 2030 non si doteranno di strumenti e dati per gestire i rischi climatici potrebbero subire una svalutazione degli asset operativi superiore al 20%.
A pesare è anche la diffidenza degli stakeholder. Quasi la metà degli intervistati (47%) ritiene che gli investimenti ESG siano spesso utilizzati a fini di marketing, mentre il 59% denuncia la presenza di report di sostenibilità poco trasparenti e privi di dati verificabili. Il rischio greenwashing continua quindi a rappresentare uno dei principali ostacoli alla credibilità delle strategie aziendali.
Questi temi sono stati al centro del Richmond Sustainability Business Forum, che ha riunito a Saint-Vincent manager e professionisti chiamati a confrontarsi su come trasformare dati e obiettivi di sostenibilità in decisioni operative.