Puntillo: «In Enel continuo a fare l’avvocato d’affari»
Così il general counsel ha portato dentro il colosso dell’energia il metodo dei grandi studi legali
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Quando, nel 2023, Francesco Puntillo ha lasciato Gianni & Origoni per salire ai vertici della direzione legale di Enel, non ha cambiato soltanto scrivania: ha portato dentro una delle più grandi utility europee il metodo il ritmo e l’approccio di un avvocato d’affari cresciuto tra Allen & Overy, Freshfields, Pavia e Ansaldo e poi arrivato ai vertici del dipartimento energia e infrastrutture di GOP.
La redazione di MAG lo aveva già intervistato nel dicembre 2023, pochi mesi dopo il suo ingresso nel colosso dell’energia. Oggi siamo tornati a bussare alla sua porta per fare insieme un bilancio di questi primi tre anni in Enel, vissuti peraltro in una delle fasi più complesse degli ultimi decenni per il settore energetico, tra instabilità internazionale, nuove pressioni regolatorie e grandi trasformazioni industriali.
«Non ho fatto altro che continuare a fare il mio lavoro, ma in un contesto più ampio»
Anche dentro la multinazionale, Puntillo ha mantenuto l’approccio dell’avvocato abituato a seguire in prima persona operazioni, strategie e dossier industriali complessi, trasferendo dentro il gruppo non soltanto competenze giuridiche, ma anche metodo, ritmo e organizzazione tipici dei grandi studi legali internazionali. «Non ho fatto altro che continuare a fare il mio lavoro, ma in un contesto più ampio ed eterogeneo», ci racconta, specificando di essere «sempre stato molto orientato al business. Partecipare ai processi decisionali e contribuire alla definizione delle strategie è qualcosa che ho sempre fatto».
Del resto, lo scenario in cui si è trovato a operare impone un coinvolgimento continuo: Enel è presente in quasi trenta Paesi, gestisce asset strategici distribuiti tra Europa, Nord America, America Latina, Sud Africa e Australia, ed è uno dei principali operatori mondiali nel settore delle rinnovabili. Per chi guida la funzione legale del gruppo, questo significa confrontarsi ogni giorno con regolatori, authority, governi, operazioni industriali e scenari internazionali in costante evoluzione: «Quella di Enel – spiega – è una presenza internazionale molto ramificata. In diversi Paesi il gruppo è un operatore di riferimento ed è presente con un ruolo di primo piano in Brasile, Colombia, Nord America, Argentina e Centro America. Come general counsel, ti trovi a lavorare dentro un sistema multi-giurisdizionale complesso».

Operazioni cross-border e contesti internazionali non sono certo stati una novità per il giurista, che osserva: «Negli studi seguivo operazioni multi-giurisdizionali coordinando consulenti esteri. In azienda, quelle dinamiche le vivi dall’interno e questo cambia completamente l’approccio: bisogna gestire direttamente le ricadute operative, regolatorie e industriali di qualunque decisione».
È anche per questo che, entrando in Enel, Puntillo non ha avuto la sensazione di cambiare mestiere. Piuttosto, è cambiata la scala delle decisioni e delle conseguenze. «Sono sempre stato molto orientato alla parte commerciale e business. Fare parte dei processi decisionali e delle strategie ce l’avevo nel Dna».
La differenza, oggi, è che quelle decisioni non restano confinate dentro una trattativa o un closing. Hanno effetti industriali, regolatori e talvolta politici che si propagano contemporaneamente in più Paesi.
L’esperienza del modello dei grandi studi in Enel
Il cambiamento di scala non ha riguardato soltanto i dossier. Ha inciso anche sul modo in cui, in qualità di general counsel, ha ripensato organizzazione, competenze e flussi di lavoro della funzione legale del gruppo.
Al suo arrivo in Enel, ha iniziato mettendo mano proprio all’organizzazione della funzione legale, introducendo un modello ispirato alla sua esperienza nelle law firm internazionali. «Ho cercato di portare in house quello che avevo visto e applicato nei grandi studi legali», ci spiega.
Il risultato è una struttura costruita per area e industry e, naturalmente, country specific. Ogni business line ha un coordinamento globale che dialoga con i team locali, creando una rete integrata di competenze. «Per esempio, sulla distribuzione abbiamo un responsabile globale che coordina e supporta i vari Paesi. Lo stesso vale per generazione, mercato, energy management, diritto amministrativo e regolatorio».
L’obiettivo era duplice: standardizzare il metodo di lavoro e creare un linguaggio comune tra professionisti che operano in contesti giuridici e culturali molto diversi. «Quando lavori in così tante giurisdizioni, il rischio è che ognuno proceda per conto proprio. Ho cercato di imporre metodologie condivise, anche attraverso regole contrattuali comuni per determinate operazioni».

Il lavoro di integrazione non si è fermato alla parte strettamente legale. Uno degli interventi più significativi ha riguardato proprio il rapporto tra legal e regulatory, oggi molto più interconnessi rispetto al passato. «Nelle utilities, il regolatorio è una vera linea di business. Non è soltanto interpretazione normativa: significa capire gli impatti economici, prevedere gli scenari, leggere in anticipo i cambiamenti che possono influenzare gli investimenti e il mercato».
Dietro il nuovo assetto della funzione legale c’è anche un enorme lavoro di coordinamento umano. Oggi la struttura che fa capo a Puntillo coinvolge centinaia di professionisti distribuiti in diversi Paesi, con approcci, culture giuridiche e modalità di lavoro differenti tra loro. «La vera sfida – ammette l’avvocato – è riuscire a costruire un metodo e un linguaggio comuni mantenendo il valore delle competenze locali». E per farlo, è stato necessario lavorare molto sul campo: «Ad esempio, siamo andati spesso in Sud America per confrontarci direttamente con i team locali e uniformare le metodologie di lavoro».
«Lavoro più di quando ero in studio»
Nel mercato legale, il passaggio in house viene spesso associato alla ricerca di un maggiore equilibrio rispetto ai ritmi degli studi d’affari. Puntillo sorride quando affronta il tema: «Lavoro molto più di quanto lavorassi negli studi legali. La differenza, semmai, è nella natura della pressione».
E continua: «Se vuoi fare seriamente il general counsel di una multinazionale come Enel, i ritmi sono molto più pressanti. Prima mi spostavo soprattutto tra Milano e Londra. Oggi viaggio regolarmente in vari Paesi, tra cui in particolare il Sud America, con tutti i problemi di jet lag e con fusi orari che ti costringono a lavorare continuamente».
È soprattutto il perimetro delle responsabilità ad essersi allargato. Oltre ai deal e alle grandi operazioni, il direttore legale di Enel si trova a fronteggiare varie altre tematiche, tra cui crisi industriali, eventi climatici estremi, emergenze regolatorie e tensioni geopolitiche.
Ad esempio, negli ultimi tre anni il gruppo ha dovuto affrontare momenti complessi come diversi blackout in Sudamerica e Spagna. «In particolare, i blackout brasiliani – racconta – sono stati causati da uragani a velocità mai viste, che hanno lasciato senza energia milioni di clienti».
Eventi che, oltre alla gestione industriale e operativa, hanno inevitabilmente prodotto conseguenze regolatorie e legali: «Si aprono discussioni con le authority, contenziosi, questioni regolatorie estremamente complesse».
Dossier di questo tipo obbligano la funzione legale a entrare profondamente dentro il funzionamento industriale del gruppo: «Io mi occupo di energy da trent’anni. Posso parlare di trading, rinnovabili, capacity market, retail, cicli combinati. Sono temi che ho sempre seguito nella mia vita professionale».

Un panel costruito sugli avvocati, non sui brand
Questa stessa familiarità con i meccanismi dell’industria energetica, osserva Puntillo, è diventata ormai un elemento decisivo anche nella selezione dei consulenti esterni.
«Non mi baso mai sul brand dello studio», sottolinea. «Scelgo l’avvocato che ritengo più adatto a quella specifica situazione. E, dopo tanti anni nel libero foro, conosco abbastanza bene chi può darmi la soluzione migliore per un determinato problema».
Per questo motivo il panel di consulenti esterni del gruppo è molto ampio e variegato. «Nel mio panel ci sono tutti». Dai grandi studi italiani come Gianni & Origoni, Chiomenti e BonelliErede, agli internazionali come Herbert Smith Freehills, Clifford Chance, Linklaters e Hogan Lovells, fino a boutique specialistiche e professori universitari chiamati per questioni altamente tecniche.
«A volte per una materia specifica può essere più utile un professore di procedura civile che un grande studio internazionale», osserva.
Ci sono poi aree in cui la specializzazione internazionale resta decisiva: «Sui contratti gas a lungo termine lavoro sostanzialmente con tre studi inglesi e tre americani, perché quel mondo è loro. Fanno parte di un vero e proprio conclave internazionale».
Una logica che si replica anche all’estero. In Brasile, per esempio, Puntillo ha dovuto affiancare agli advisor internazionali professionisti locali in grado di muoversi dentro un sistema giuridico e regolatorio estremamente particolare. «Lì lavoriamo anche con Bermudes Advogados, che magari è meno noto fuori dal Brasile ma rappresenta la crème de la crème nel contenzioso».
Anche in questo caso, più che il nome dello studio conta la capacità concreta di gestire situazioni altamente specialistiche.
L’intelligenza artificiale cambierà la consulenza legale
Tra i grandi cambiamenti che Puntillo osserva con attenzione c’è l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato dei servizi professionali.
Enel sta investendo in modo massiccio nella digitalizzazione, soprattutto attraverso le funzioni IT e global procurement. «Abbiamo a disposizione strumenti e investimenti che sono quelli di una multinazionale globale, non certo quelli di una piccola azienda o di uno studio». Tuttavia, prosegue, l’impatto pienamente trasformativo dell’AI deve ancora arrivare: «L’utilizzo vero dell’intelligenza artificiale è ancora in itinere. Le prime manifestazioni concrete si vedranno probabilmente a partire dal prossimo anno». Sarà soprattutto il lavoro di ricerca e analisi a subire le trasformazioni più radicali, con effetti diretti sui modelli operativi di studi legali, banche d’affari e società di consulenza. «Una volta – dice – gli studi avevano un accesso quasi esclusivo a certe piattaforme e banche dati. Oggi competere con l’intelligenza artificiale è abbastanza difficile». Il motivo è […]
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