Busta paga e pregiudizio

di michela cannovale

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Dal 7 giugno è entrata in vigore anche in Italia la Direttiva europea sulla trasparenza salariale: le aziende dovranno ora indicare la fascia retributiva negli annunci di lavoro, non potranno più chiedere ai candidati quanto guadagnavano prima e quelle con almeno 100 dipendenti saranno obbligate a comunicare i divari salariali interni.

Tutto giusto. Tutto necessario. Ma c’è un problema che la legge, da sola, non può risolvere: il pregiudizio.
A questo proposito, una ricerca pubblicata dall’Osservatorio BeHer di Birra Peroni e realizzata insieme a Ipsos, racconta una cosa piuttosto interessante. O inquietante, dipende dai punti di vista. Il 59% degli italiani riconosce che nel lavoro esiste ancora uno squilibrio di diritti tra uomini e donne.

Bene, verrebbe da dire. Finalmente ce ne accorgiamo. Peccato che, contemporaneamente, gli stereotipi di genere siano aumentati di 8 punti rispetto al 2024.

E il dato più assurdo riguarda la Gen Z: i giovani cresciuti tra empowerment, body positivity e discorsi motivazionali su TikTok sono gli stessi che, numeri alla mano, aderiscono di più agli stereotipi sul lavoro. Più di tutte le altre generazioni!

Eccallà: evidentemente, sentirsi dire “puoi essere tutto quello che vuoi” non basta, se poi il mondo continua a spiegarti come dovresti comportarti per essere accettata. Ambiziosa, ma non troppo. Sicura di te, ma non aggressiva. Curata, ma senza esagerare.

Non a caso, il 64% delle persone associa ancora l’attenzione all’aspetto fisico sul lavoro alle donne. Per gli uomini la percentuale si ferma al 33%. Si consideri, peraltro, che uomini e donne rispondono praticamente allo stesso modo. Segno che certi modelli non arrivano solo dall’esterno, ma li abbiamo interiorizzati tutti.

Poi ci stupiamo se il 55% delle donne non ha mai negoziato il proprio stipendio! Mai. Certo, tra gli uomini la percentuale è del 42%, non così distante da quella femminile. Eppure la ricerca mostra una differenza significativa nel modo in cui uomini e donne vivono la contrattazione salariale. Se la speranza è l’emozione più citata da entrambi i generi, le donne riportano molto più spesso anche sensazioni negative come incertezza, nervosismo, imbarazzo e ansia.

Infine c’è la maternità, ancora oggi considerata il principale ostacolo all’avanzamento femminile. Il 49% delle persone intervistate pensa che per le aziende sia soprattutto un problema da gestire. Percentuale che tra le donne sale al 56%.

E allora forse la verità è questa: la trasparenza salariale è un passo avanti enorme, ma non basta mostrare i numeri se continuiamo a tenere in piedi il sistema che quei numeri li produce.
Ne parlo in questa puntata di Diverso sarà lei con Eva Sacchi (in foto a destra), research director di Ipsos, e Marina Manfredi (in foto a sinistra), Peroni family brand director e tra le persone che hanno seguito da vicino il progetto BeHer. Buon ascolto!

michela.cannovale@lcpublishinggroup.com

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