Se camminare diventa un lusso
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C’è un elemento ricorrente nel racconto pubblico sui protagonisti delle Paralimpiadi: la rinascita. In particolare, quando si tratta di atleti che, a seguito di un incidente, si trovano a vivere con una disabilità e l’amputazione di un arto.
Il percorso narrativo è spesso lo stesso: l’incidente, la fase più critica, quindi il ritorno allo sport e, nei casi più emblematici, il risultato agonistico. Una rappresentazione lineare, che restituisce ordine e senso a eventi inizialmente tragici.
Uno schema in cui, tuttavia, tende a restare in secondo piano un altro aspetto piuttosto importante: il costo dell’autonomia.
In caso di amputazione, ad esempio, quanto costa tornare ad allenarsi?
Le protesi disponibili non sono tutte uguali. Esistono soluzioni di base, che consentono una mobilità essenziale, e dispositivi più avanzati, progettati per garantire maggiore autonomia e performance, anche in ambito sportivo. Queste ultime (le cosiddette protesi hi-tech) hanno però costi elevati, nell’ordine di migliaia o decine di migliaia di euro.
Il Servizio Sanitario Nazionale copre le soluzioni di base, mentre l’accesso a tecnologie più avanzate resta a carico del singolo.
La conseguenza è che la qualità della mobilità, e dunque anche l’accesso alla pratica sportiva, possono dipendere (e di fatto dipendono) dalle risorse economiche disponibili.
La vicenda di Matteo Cattini, ex atleta paralimpico della nazionale italiana di pesistica, capitano della squadra azzurra e oggi ambasciatore del Comitato Italiano Paralimpico, si inserisce in questo contesto. Dopo l’incidente in moto del 2008 e il lungo percorso di riabilitazione, Cattini ha intrapreso una carriera sportiva che lo ha portato fino alle competizioni internazionali, incluse le Paralimpiadi di Rio del 2016.
A distanza di anni, tuttavia, si è trovato ad affrontare la rottura della protesi e la necessità di sostituirla. Un passaggio che ha richiesto tempo, studio e risorse economiche adeguate.
Nel frattempo, la crescente visibilità dello sport paralimpico ha contribuito a una maggiore attenzione pubblica e mediatica. Ma resta aperta la questione dell’accesso: per molte persone, la disponibilità di protesi idonee e quindi di una piena autonomia non è garantita in modo uniforme.
Da qui una domanda di fondo: se è anzitutto una questione di reddito, quanto è realmente accessibile il percorso che porta dallo sport alla piena inclusione?
Ne parlo con Matteo Cattini (in foto) nella nuova puntata di Diverso sarà lei. Buon ascolto!