Prima Assicurazioni, la compliance come motore di crescita

Antonella Calogiuri, chief compliance officer, parla della gestione di modelli ibridi e normativa non “su misura” all’interno della insurtech. Poi racconta come funziona la selezione degli advisor

di michela cannovale

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Entrare in una realtà in forte crescita per costruire da zero processi e presidi, dopo esperienze in studi legali internazionali e in una compagnia strutturata come Generali, non è una scelta scontata. È stata però proprio questa opportunità a spingere Antonella Calogiuri (in foto) ad approdare in Prima Assicurazioni nel 2020, dove oggi ricopre il ruolo di group chief compliance officer.

E proprio per approfondire come cambia il ruolo della funzione legale e di compliance all’interno di modelli insurtech e data-driven, MAG ha deciso di raggiungerla.

«Quello che mi ha attratto – racconta – è stata la possibilità di disegnare il framework legale e di compliance insieme al business». Un passaggio che segna una discontinuità netta rispetto ai contesti più tradizionali: da un lato, strutture già consolidate; dall’altro, un modello in evoluzione in cui la funzione legale non si limita a presidiare, ma contribuisce a costruire.

Dalla consulenza al business partnering

Il passaggio da studio legale all’azienda comporta già di per sé un cambio di paradigma, legato alla maggiore responsabilità decisionale. Ma il salto verso un’insurtech amplifica ulteriormente questa trasformazione. In Prima, la compliance non è un controllo a valle, bensì un interlocutore coinvolto fin dalle fasi iniziali dei progetti.

«È molto più efficiente partecipare al disegno di un progetto piuttosto che intervenire dopo», spiega Calogiuri. L’idea di un approccio del genere è di ridurre i rischi di revisione ex post e consentire di integrare la dimensione regolatoria direttamente nello sviluppo del business.

Questa integrazione si inserisce in un contesto fortemente data-driven. L’uso sistematico dei dati, tipico delle insurtech, introduce inevitabilmente maggiore complessità, ma al tempo stesso rafforza il controllo: «Più aumentano i flussi informativi, più aumenta la complessità, ma anche la capacità di monitorare attraverso KPI e KRI misurabili».

Il modello MGA e la complessità regolatoria

A rendere ancora più articolato il lavoro del team legal e compliance è il modello operativo di Prima, che non è una compagnia assicurativa ma una managing general agent (MGA). Questo implica la presenza di più attori (compagnie partner, rete distributiva, piattaforme digitali) e la necessità di adattare una normativa pensata per schemi tradizionali.

«La normativa si applica anche a modelli come il nostro – osserva Calogiuri – ma questo richiede un continuo lavoro di interpretazione e confronto, anche con le autorità». Ne deriva una complessità non solo giuridica, ma anche comunicativa: chiarire ruoli e responsabilità diventa essenziale per garantire trasparenza verso il cliente.

La crescita della società – da circa 200 dipendenti nel 2020 a oltre 1.300 oggi, con presenza in Italia, Spagna e Regno Unito – ha ulteriormente rafforzato il peso della compliance, anche in termini organizzativi. Il team, distribuito su più giurisdizioni, lavora in modo integrato con il legal, in una logica di collaborazione continua.

Beauty contest, team e velocità: come si scelgono gli studi legali

In un contesto in cui velocità e complessità convivono, anche il rapporto con gli studi legali esterni segue logiche specifiche. Se la qualità tecnica resta un prerequisito, non è più sufficiente da sola a orientare la scelta.

Per le operazioni di maggiore rilievo, Prima adotta un approccio strutturato, mutuato dal mondo finance. «Non si valuta mai un solo studio: si fa un vero e proprio beauty contest. Si descrive l’operazione e il supporto richiesto, chiedendo agli studi di formulare un’offerta», spiega Calogiuri, chiarendo che, in questo processo, uno degli elementi centrali è la composizione del team: «La parte più importante dell’offerta è la descrizione della squadra di legali esterni che andrà a supportare il progetto». Non solo competenze tecniche, quindi, ma anche capacità di lavorare in modo integrato con l’azienda. «Serve un mix che includa rigore, ma anche velocità e responsività, perché spesso abbiamo bisogno di risposte in tempo reale».

Il focus si sposta così dalle strutture ai professionisti. I curricula e le esperienze pregresse diventano elementi chiave per valutare la reale capacità operativa dello studio. «Non c’è un unico elemento che guida la scelta: è il bilanciamento tra esperienza concreta, tipologia di operazioni seguite e capacità di comprendere il contesto che fa la differenza».

Un approccio che trova applicazione concreta anche nelle operazioni straordinarie più recenti come l’acquisizione del 51% da parte del gruppo AXA, perfezionata nel novembre 2025, occasione in cui Prima si è avvalsa dell’assistenza di BonelliErede.

Accanto ai grandi deal, resta poi un’attività continuativa su base più flessibile. Sul fronte fiscale, Prima si affida, tra gli altri, allo studio Gatti Pavesi Bianchi Ludovici e in passato ha lavorato con lo studio Molinari, mentre per le tematiche regolamentari si è avvalsa anche di Hogan Lovells.

Non esiste però un panel statico: «Non c’è un processo rigido di rinnovo: è un meccanismo flessibile», conclude Calogiuri. «Si impara dall’esperienza e, a seconda delle esigenze, si individua di volta in volta chi può supportare meglio».

Dalla scelta degli advisor al ruolo interno: la flessibilità richiesta al giurista

Se agli studi legali esterni è richiesta sempre più capacità di adattarsi al business, lo stesso vale – e ancora di più – per il giurista d’impresa. L’esperienza di Prima evidenzia una trasformazione più ampia del ruolo del legal e della compliance: in contesti […]

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michela.cannovale@lcpublishinggroup.com

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