Geopolitica e pressioni politiche ridisegnano l’agenda dei general counsel

La crescente instabilità geopolitica sta cambiando in modo significativo il contesto di rischio in cui operano le imprese e, di conseguenza, anche il ruolo dei general counsel. È quanto emerge dal report Embracing Geodisruption: 2026 Lex Mundi Summit Report, pubblicato dal network internazionale di studi legali Lex Mundi.

Secondo lo studio, geopolitica, maggiore scrutinio politico sulle imprese, diplomazia aziendale e costruzione di “anti-fragile organizations” sono le quattro dimensioni che stanno ridefinendo le priorità dei responsabili legali delle grandi aziende nel 2026.

Il rapporto si basa sulle discussioni emerse durante il General Counsel Summit organizzato da Lex Mundi, che ha coinvolto i responsabili legali di alcune tra le principali multinazionali globali, tra cui Microsoft, Rio Tinto, Ralph Lauren e TotalEnergies. Dal confronto tra i partecipanti emerge come il quadro dei rischi sia cambiato profondamente rispetto al passato.

Gli effetti di un contesto internazionale fluido

Se fino a pochi anni fa i general counsel potevano basare le proprie analisi su modelli previsionali relativamente stabili e su probabilità statistiche degli eventi, oggi il contesto internazionale appare molto più fluido e meno prevedibile. L’assetto globale che ha sostenuto l’economia negli ultimi decenni non può più essere dato per scontato, e questo rende la pianificazione degli scenari molto più complessa. In questo nuovo contesto, i responsabili legali sono chiamati a integrare costantemente l’analisi geopolitica nelle strategie aziendali.

Parallelamente cresce la pressione politica sulle imprese, spesso strette tra richieste divergenti provenienti da governi, investitori e gruppi di attivisti. Una dinamica che porta i general counsel a confrontarsi con decisioni che non hanno solo implicazioni giuridiche, ma anche politiche e sociali.

La “corporate diplomacy” per anticipare i cambiamenti

Secondo Helena Samaha (qua sotto in foto), presidente e ceo di Lex Mundi, la crescente politicizzazione dell’attività d’impresa sta trasformando in profondità il ruolo dei responsabili legali. Non si tratta più soltanto di gestire compliance e rischi normativi, ma di affiancare il management come partner strategici, capaci di orientarsi tra regimi regolatori sempre più differenti, gestire relazioni con stakeholder sensibili e supportare i board nelle decisioni in contesti caratterizzati da forte incertezza.

Helena Samaha

In questo scenario, la cosiddetta “corporate diplomacy” diventa una competenza sempre più centrale: i general counsel sono chiamati ad anticipare i cambiamenti normativi, dialogare con i decisori pubblici e contribuire a prevenire possibili crisi prima che si manifestino.

La anti-fragile organizations

Il report sottolinea inoltre l’importanza di sviluppare le cosiddette “anti-fragile organizations”, cioè capaci non solo di resistere agli shock ma anche di rafforzarsi grazie alla volatilità del contesto. In quest’ottica, i team legali devono contribuire a costruire strategie aziendali che trasformino l’incertezza in un possibile vantaggio competitivo.

Secondo Samaha, ciò che distingue oggi le organizzazioni più avanzate è proprio la capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti e di trarre forza dalle fasi di instabilità. Per farlo servono una visione globale, una profonda conoscenza dei contesti locali e funzioni legali sempre più integrate nei processi decisionali.

Governance, un tema in sospeso

Il tema della governance resta tuttavia aperto. Un recente studio del Corporate Governance Institute ha evidenziato come molte aziende britanniche non stiano affrontando in modo adeguato alcune criticità nei sistemi di governance. Allo stesso tempo, un’analisi condotta da FTI Consulting e Relativity indica che i general counsel a livello globale mostrano oggi una maggiore fiducia nella capacità delle proprie organizzazioni di gestire un contesto di rischio sempre più complesso.

michela.cannovale@lcpublishinggroup.com

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