Da in2law a P4law: quando il modello si fa piattaforma
Il progetto fondato da Ricciardi e coordinato insieme a Pietrabissa entra nell’ecosistema di Partners4Innovation e rafforza la dimensione strutturale dei servizi legali alternativi
Per anni si è chiamata in2law. «Era un incubatore di professionisti che creavano un ponte tra diritto e tecnologia», ricorda la fondatrice Sibilla Ricciardi, facendo presente che si trattava di «un modo diverso di lavorare, più flessibile, più integrato con le aziende. Volevamo togliere dalla scrivania dei nostri clienti ciò che non era core, sia per gli avvocati sia per le imprese».
Nata nel 2015, la realtà si è sviluppata come community di in2lawyers, molti con esperienza in house, chiamati a integrarsi temporaneamente nei team aziendali o a supportare imprese su progetti specifici. Un modello costruito attorno alle persone, alla relazione diretta con il cliente e a un’idea di diritto fortemente connessa ai processi.
Dal 2018 alla fine del 2025, l’iniziativa è stata parte di Deloitte. Oggi, invece, quel progetto si chiama P4law ed è diventato una service line dedicata ai servizi legali alternativi all’interno di Partners4Innovation, gruppo Digital360. Alla guida restano Sibilla Ricciardi e Marco Pietrabissa (entrambi in foto), insieme al team che negli anni ha costruito e fatto crescere l’iniziativa.
«Non è un cambio di identità», precisa Ricciardi, professionista di lunga esperienza, già respinsabile degli affari legali di Microsoft tra il 2007 e il 2014. «È un’evoluzione naturale: più struttura, più capacità di execution, più tecnologia, più possibilità di crescita, restando noi stessi».
Un mercato che si consolida
Negli ultimi anni, anche in Italia, il segmento dei servizi legali alternativi ha assunto contorni più definiti. Accanto agli studi tradizionali si sono affermati modelli basati su team flessibili, professionisti con esperienza in house e una maggiore integrazione tra competenze giuridiche, tecnologiche e organizzative.
Parallelamente, l’aumento della complessità normativa, la diffusione di strumenti digitali e l’attenzione crescente ai temi di compliance hanno reso più frequente il ricorso a soluzioni ibride, capaci di affiancare l’azienda nella gestione continuativa dei processi legali.
È in questo quadro che prende vita P4law, evoluzione organizzativa di un modello già consolidato.
«Abbiamo voluto dare i superpoteri ai nostri in2lawyers»
Il cambiamento più evidente riguarda l’architettura del servizio. Spiega Ricciardi: «Prima era un modello fortemente incentrato sulla risorsa. Oggi è un servizio incentrato sulla risorsa abilitata dalla piattaforma. Abbiamo voluto dare i superpoteri ai nostri in2lawyers».
La piattaforma diventa il fulcro operativo del servizio: «Diamo accesso ai clienti a strumenti di monitoraggio legislativo, moduli per la formazione interna, survey», prosegue. «Non è più solo eccellenza e qualità della persona. È anche struttura. Se la persona cambia o il cliente ha bisogno di più professionisti, tutti hanno accesso allo storico. Questo garantisce coerenza nell’output».
Per Pietrabissa, il passaggio è legato anche al tema della scalabilità: «Un business fatto solo di persone, per definizione, non è scalabile. Diventa scalabile quando metti insieme persone e tecnologia».
L’intelligenza artificiale, in questo contesto, è uno strumento da governare. «Oggi – osserva Pietrabissa – con l’AI serve qualcuno che governi l’implementazione della tecnologia. Senza controllo può produrre output notevoli, ma anche far imboccare strade sbagliate. I nostri professionisti sono in grado di farlo, e ora possono farlo dentro un sistema integrato».
Dalla community alla governance
Uno degli aspetti più delicati riguarda la gestione della community, elemento fondante del modello di business. «Il nostro modello – racconta Ricciardi – si basa sulla capacità di intercettare e soddisfare le esigenze dei nostri clienti in modo rapido ed efficace. La nostra community composta da più di 100 professionisti con esperienza in house è un luogo di confronto e di contaminazione di idee e di innovazione, che crea un metodo di lavoro e una modalità di ingaggio non tradizionali. Partner4innovation è la realtà che lo ha capito meglio di tutti. Il passaggio a P4law viene descritto come una presa d’atto organizzativa. «Abbiamo trovato una struttura abbastanza organizzata da contenerci e indirizzarci, e abbastanza agile da permetterci di fare le cose velocemente. Nel primo mese abbiamo già implementato un tool di AI per supportare la revisione e la negoziazione contrattuale, integrato nuovi servizi in piattaforma e chiuso un cliente importante», afferma Pietrabissa.
«Non cambiamo nello spirito», insiste Ricciardi. «Restano le nostre tre P: purpose, people, plug and play. E se ne aggiunge una quarta, quella di platform, che diventa il facilitatore».
Il diritto integrato nei processi aziendali
Durante l’intervista, il tema dei servizi legali alternativi viene affrontato con una precisazione. Ricciardi spiega che «oggi fare servizi legali alternativi significa fare diritto con il cliente al centro. Si ragiona insieme in termini di processo, di gestione della complessità, di multidisciplinarietà».
Pietrabissa sottolinea la complementarità rispetto agli studi: «L’interpretazione della norma resta fondamentale. Il lavoro degli studi è centrale. Ma a questo si aggiunge la capacità di tradurre quella interpretazione in processi aziendali».
L’ambito di intervento è soprattutto quello dell’implementazione e del mantenimento. «Dopo il deep dive giuridico – continua – c’è un’area di gestione continuativa che spesso viene demandata. È lì che i servizi legali alternativi possono dare una grande mano».
Scalabilità e cultura del legale nelle PMI
Se con le grandi imprese il modello è consolidato, con le PMI il confronto resta più complesso. «La difficoltà più grande è culturale: nelle piccole e medie imprese spesso manca la comprensione del vero valore del legale interno. Si fa riferimento ad altre figure professionali che seguono l’azienda in altri ambiti. Anche se notiamo che il passaggio generazionale sta muovendo i primi passi verso una strutturazione anche della funzione legale», sottolinea Ricciardi.
Pietrabissa collega il tema alla crescente complessità normativa e tecnologica. «Viviamo in un mondo pieno di overload normativo. E con l’AI devi fare i conti volente o nolente. O la governi, o il rischio legale e di compliance diventa esplosivo».
Il modello plug & play, in questo contesto, per Pietrabissa non è solo flessibilità temporanea. «Nel mid-market, nei momenti di crescita o di riorganizzazione, serve un supporto senior. Nelle PMI spesso si tratta di costruire una struttura legale interna che prima non esisteva, e anche una cultura legale necessaria per partecipare ai bandi».
E aggiunge: «Abbiamo maturato un’esperienza tale da poter consigliare sia clienti piccoli sia grandi. A volte le aziende non hanno ancora preso piena coscienza delle loro necessità, oppure fanno fatica a valutarne le priorità».
Cosa chiedono oggi i clienti
Il confronto con le aziende mostra una domanda più articolata rispetto al passato.
«Abbiamo fatto una survey con clienti che ci conoscono da anni. Ci chiedono tre cose: un servizio integrato, la condivisione del pricing rispetto al modello, e trasparenza sull’utilizzo dell’AI», racconta Pietrabissa.
L’integrazione è quindi il primo elemento: «Non vogliono più il parere isolato. Chiedono diritto e processo aziendale insieme. Vogliono che l’interpretazione normativa venga tradotta in qualcosa che funzioni dentro l’organizzazione». Il secondo punto riguarda il modello economico: «Se utilizziamo l’AI, vogliono capire come viene usata, quali sono i benefici, come si riflette sul prezzo. Non gli basta uno sconto. Vogliono partecipare alla costruzione del modello».
Ricciardi aggiunge un aspetto operativo: «C’è meno domanda di standardizzazione fine a se stessa e più attenzione a processi che permettano di gestire la complessità in modo veloce, sia interna sia esterna».
Non mancano, tuttavia, le resistenze. «Il legal design, per esempio. Tutti lo adorano, ma nessuno lo compra. È un investimento che puoi rimandare, perché è difficile tradurlo in un ROI di breve periodo, tuttavia sarebbero investimenti che permetterebbero di governare molto meglio i processi interni e di avere risparmi importanti sul lungo periodo», ammette Ricciardi.
Le fa eco Pietrabissa: «Il legal design significa cambiare la relazione con l’AD, con il marketing, con altre funzioni. È un processo che impatta più livelli dell’organizzazione. Proprio per questo diventa più complesso da avviare».
Anche sull’adozione della tecnologia l’entusiasmo convive con la cautela. «C’è molta voglia di tech – conclude Pietrabissa – ma anche tanti vincoli tecnici e prudenza. Le novità sono continue. Non sempre le aziende vogliono investire su una soluzione che potrebbe risultare obsoleta dopo qualche mese».
Una continuità nella leadership
Il rapporto tra Ricciardi e Pietrabissa resta uno […]
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