Soft skill sempre più centrali, ma la formazione resta indietro: il gap secondo Tack TMI Italy
Le soft skill sono ormai riconosciute come un fattore chiave per la performance lavorativa, ma la formazione fatica ancora a tenere il passo. È quanto emerge dalla ricerca “Soft Skill Index” realizzata da Tack TMI Italy, società di Gi Group Holding specializzata in learning & development, su un campione di 1.500 lavoratori in Italia.
Secondo l’indagine, l’85% degli intervistati ritiene che le competenze trasversali abbiano un impatto concreto sul proprio lavoro, con il 45% che le considera addirittura determinanti. Il dato sale al 68% tra i decision maker. Inoltre, per il 63% dei lavoratori le soft skill sono più rilevanti delle competenze tecniche anche ai fini della crescita professionale.
Nonostante questa consapevolezza diffusa, solo il 36% dichiara di aver partecipato nell’ultimo anno a percorsi formativi aziendali dedicati allo sviluppo di queste competenze.
Come sottolineato da Irene Vecchione (in foto), amministratrice delegata di Tack TMI Italy, la vera sfida per le aziende oggi è rendere la formazione sulle soft skill più accessibile e integrata nei processi operativi, superando il divario tra l’importanza riconosciuta a queste competenze e gli investimenti effettivamente dedicati.
Formazione efficace, ma difficile da conciliare con il lavoro
Il problema, secondo i dati, non è l’efficacia. Tra coloro che hanno preso parte alla formazione, il 75% afferma di aver migliorato concretamente il proprio modo di lavorare, mentre il 67% considera gli strumenti acquisiti utili e applicabili nella quotidianità.
Le principali criticità riguardano invece l’accesso. Il 76% dei lavoratori segnala difficoltà nel conciliare la formazione con le attività operative. Tra gli ostacoli più citati emergono altre priorità lavorative (34%), carichi di lavoro elevati e mancanza di tempo (31%), ma anche uno scarso supporto da parte dei manager (19%) e un’offerta formativa percepita come poco adeguata (15%).
A questo si aggiunge una percezione diffusa di scarso impegno da parte delle aziende: il 58% ritiene che i responsabili non incentivino la partecipazione e che non venga dedicato il giusto tempo alla formazione. Una quota simile giudica insufficienti anche le risorse investite, evidenziando un divario tra dichiarazioni e azioni concrete.
Come sottolinea Irene Vecchione, amministratrice delegata di Tack TMI Italy, “la vera sfida oggi è rendere la formazione sulle soft skill realmente accessibile e integrata nei modelli operativi, superando l’idea che si tratti di un’attività accessoria”.
Disallineamento tra offerta formativa e bisogni reali
Dalla ricerca emerge anche un mismatch tra le competenze su cui le aziende investono e quelle percepite come prioritarie dai lavoratori.
Il lavoro in team, ad esempio, è l’ambito più coperto dalla formazione, ma è indicato come esigenza solo dal 12% del campione. Al contrario, competenze considerate più urgenti risultano meno presidiate: solo il 19% ha ricevuto formazione sulle competenze digitali trasversali, il 13% sulla leadership e percentuali ancora più basse su gestione dei collaboratori, creatività e pensiero progettuale.
Guardando al presente, le competenze ritenute più importanti sono quelle legate all’efficacia operativa, come organizzazione del lavoro e orientamento ai risultati (38%), teamwork (36%) e comunicazione (34%).
Ma le priorità sono destinate a cambiare rapidamente. Nei prossimi due-tre anni, i lavoratori indicano come centrali soprattutto le competenze digitali trasversali (36%), seguite da adattabilità e gestione del cambiamento (33%) e benessere personale (29%).
Metodologie: vince l’esperienza, cresce l’ibrido
Sul fronte delle modalità formative, emerge una preferenza netta per approcci esperienziali e interattivi: l’apprendimento sul campo è indicato dal 45% degli intervistati, seguito dalla formazione in presenza (34%) e dal coaching (32%). L’e-learning resta comunque rilevante, pur collocandosi a metà classifica con il 18% delle preferenze.
Il quadro che emerge è quello di una trasformazione in corso: la formazione sulle soft skill è riconosciuta come strategica, ma per diventare realmente efficace dovrà evolvere, diventando più accessibile, mirata e integrata con le esigenze operative e le nuove priorità del lavoro.