Riforma 231, giuristi d’impresa sempre più al centro della prevenzione del rischio

Via libera del Consiglio dei ministri al ddl di riforma della responsabilità degli enti. Catalano (AIGI): “Si rafforza la dimensione preventiva del sistema”. Più centrale il ruolo delle funzioni legali e compliance.

di michela cannovale

Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri il disegno di legge di riforma della disciplina sulla responsabilità amministrativa degli enti prevista dal decreto legislativo 231/2001. Il testo, elaborato dal Tavolo tecnico istituito presso il Ministero della Giustizia, aggiorna una normativa che da oltre venticinque anni rappresenta uno dei principali strumenti di prevenzione dei reati d’impresa.

La riforma recepisce molti degli orientamenti maturati nella prassi applicativa e nella giurisprudenza, rafforzando l’impostazione preventiva del sistema. L’idoneità dei modelli organizzativi viene infatti sempre più collegata all’effettiva capacità dell’impresa di prevenire il rischio di reato attraverso assetti organizzativi, procedure e controlli realmente funzionanti. In questo quadro acquistano maggiore rilievo anche le linee guida elaborate dalle associazioni di categoria e le buone prassi organizzative, che il giudice potrà considerare, insieme alla concreta attuazione del modello, nella valutazione della sua idoneità.

Per i giuristi d’impresa si tratta di una riforma destinata ad avere un impatto diretto. A sottolinearlo è Giuseppe Catalano, presidente emerito di AIGI, che ha partecipato ai lavori del Tavolo tecnico in rappresentanza dell’Associazione italiana giuristi d’impresa.

«La proposta approvata – ha scritto Catalano su Linkedin – recepisce molti degli insegnamenti maturati nella prassi applicativa e negli orientamenti giurisprudenziali consolidatisi nel tempo. Al contempo, rafforza la dimensione preventiva del sistema, valorizzando il ruolo degli assetti organizzativi e dei controlli nella prevenzione del rischio di commissione dei reati nell’ambito dell’attività d’impresa».

Giuseppe Catalano

Tra gli aspetti che il presidente emerito di AIGI considera più significativi vi è la centralità attribuita alla cosiddetta “colpa di organizzazione”, che, osserva, viene definita e sviluppata «in termini più coerenti con l’evoluzione registrata in questi anni nella prassi e nella giurisprudenza».

Secondo Catalano, la riforma avrebbe potuto valorizzare ancora più esplicitamente il contributo dei giuristi d’impresa. «Personalmente, avrei apprezzato una più esplicita valorizzazione del ruolo del giurista d’impresa e delle funzioni legali e di compliance», scrive. Tuttavia, aggiunge, dalla lettura del nuovo articolo 7 emerge chiaramente come queste funzioni siano oggi chiamate a svolgere «un ruolo sempre più attivo nella progettazione, attuazione ed evoluzione dei modelli organizzativi e dei sistemi di controllo interno».

Un riconoscimento che riflette l’evoluzione vissuta dalle direzioni legali negli ultimi anni: sempre meno concentrate sul solo presidio normativo e sempre più coinvolte nella definizione della governance aziendale, dei sistemi di controllo e della gestione del rischio.

michela.cannovale@lcpublishinggroup.com

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