L’instabilità geopolitica entra nell’agenda dei consigli di amministrazione
Le tensioni geopolitiche fanno il loro ingresso tra le principali fonti di preoccupazione per amministratori e dirigenti in materia di responsabilità civile. Secondo la Global Directors’ & Officers’ Liability Insurance Survey realizzata da WTW e Reed Smith, il 59% dei partecipanti colloca il rischio geopolitico tra le sette minacce più rilevanti. Il fenomeno è particolarmente avvertito in Europa e tra le aziende con fatturati compresi tra 50 milioni e un miliardo di dollari.
Restano tuttavia in cima alla classifica dei rischi assicurativi quelli legati a salute e sicurezza (77%), perdita dei dati (76%) e cyber attacchi (75%), che mantengono invariato il podio rispetto al 2025.
Secondo la ricerca, l’attenzione crescente verso le tensioni internazionali riflette la necessità per i consigli di amministrazione di coniugare stabilità e crescita in uno scenario globale sempre più volatile, rafforzando al tempo stesso governance e sistemi di controllo.
L’intelligenza artificiale, pur non rientrando tra le prime sette aree di rischio, continua a occupare un posto di rilievo nell’agenda dei board. Il 56% degli intervistati considera il tema molto o estremamente importante. Le maggiori preoccupazioni riguardano errori e contenuti fuorvianti generati dall’AI (50%), seguiti da frodi e attacchi di social engineering facilitati dalla tecnologia (40%) e dal rischio di perdere competitività per un’adozione insufficiente delle nuove soluzioni (38%).
Colpisce invece il peso relativamente contenuto attribuito alla rappresentazione impropria delle capacità dell’intelligenza artificiale, indicata solo dal 15% del campione. Un dato che contrasta con l’evoluzione del contenzioso negli Stati Uniti, dove le controversie D&O (Directors & Officers litigation) sono sempre più spesso legate a informazioni considerate ingannevoli sulle potenzialità dell’AI, sulla generazione dei ricavi e sui rischi associati.
Sul fronte della resilienza operativa, il 39% degli intervistati individua nella maggiore esposizione ai rischi lungo la supply chain e nei rapporti con terze parti la criticità principale. Seguono la carenza di risorse e il limitato coinvolgimento tra funzioni aziendali (18%) e l’insufficiente disponibilità di dati e tecnologie a supporto delle decisioni (17%).
A rendere più complesso il quadro contribuisce anche l’evoluzione regolamentare, dove normative come DORA e CSRD stanno rafforzando le responsabilità degli amministratori, imponendo un approccio più strutturato ai controlli e alla governance. Ne deriva una crescente attenzione verso la resilienza operativa, l’affidabilità dei dati e la qualità delle informazioni fornite al mercato.