Lexroom raccoglie 50 milioni e accelera sull’AI legale europea

L’intelligenza artificiale applicata al settore legale continua ad attirare capitali. L’italiana Lexroom ha chiuso un round Series B da 50 milioni di dollari guidato da Left Lane Capital, con la partecipazione di Base10 Partners, Eurazeo, Acurio Ventures, Entourage e View Different. L’operazione arriva a meno di un anno (otto mesi per la precisione) dal precedente aumento da 19 milioni e porta la raccolta complessiva della società oltre i 73 milioni di dollari. Le risorse serviranno a sostenere l’espansione nei principali mercati europei di civil law, a partire da Spagna e Germania. Il closing resta subordinato alla procedura di Golden Power del Governo italiano.

Fondata da Paolo Fois, Martina Domenicali e Andrea Lonza, Lexroom sviluppa strumenti di intelligenza artificiale per studi legali e uffici legali aziendali. La società sostiene di avere oggi oltre 8mila utenti professionali sulla piattaforma (i dati di utilizzo indicano che il 65% degli utenti accede ogni giorno, mentre il 94% almeno una volta alla settimana), in un mercato che sta vivendo una rapida accelerazione ma anche crescenti interrogativi sull’affidabilità delle tecnologie generative applicate al diritto. Negli ultimi mesi il tema è diventato particolarmente sensibile negli Stati Uniti e in Europa dopo diversi casi di atti giudiziari contenenti riferimenti giuridici inesistenti generati da sistemi AI. Episodi che hanno contribuito ad alimentare la cautela di parte della professione legale verso strumenti basati esclusivamente su large language models generalisti.

È proprio su questo punto che Lexroom prova a differenziarsi dai principali concorrenti: la società ha costruito la piattaforma su un archivio proprietario di fonti normative e giurisprudenziali, che oggi supera i 6 milioni di documenti, utilizzati come base per le attività di ricerca e redazione assistita.

L’obiettivo dichiarato è ridurre i tempi dedicati alle attività a minor valore aggiunto (come ricerca, analisi documentale e predisposizione di bozze) in un settore storicamente caratterizzato da margini limitati di automazione.

Per gli investitori, la scommessa riguarda soprattutto il mercato europeo della civil law, finora meno presidiato rispetto a quello anglosassone dalle grandi piattaforme internazionali di legal AI. Un comparto, questo, che conta oltre un milione di avvocati e che presenta elevata frammentazione, soprattutto tra piccoli e medi studi professionali.

L’Italia rappresenta per Lexroom il primo laboratorio commerciale, anche per effetto delle dimensioni del mercato domestico e della complessità regolatoria del sistema giuridico nazionale (circa 250mila avvocati iscritti). Con il nuovo round, la società punta ora a replicare il modello in altre giurisdizioni europee, sviluppando funzionalità adattate alle specificità normative locali.

«Quando abbiamo fondato Lexroom, due cose erano immediatamente chiare: gli avvocati avevano bisogno di un modo migliore di lavorare, e gli LLM potevano fornirlo. Il tassello mancante erano i dati: leggi sempre aggiornate, giurisprudenza rilevante e atti processuali. I paesi di civil law hanno bisogno di un motore legale AI che ragioni a partire dai dati. Sono entusiasta di collaborare con il team di Left Lane per costruire il motore AI alla base del settore legale», ha dichiarato Paolo Fois (in foto), CEO e co-fondatore di Lexroom, secondo una nota diffusa dalla società.

Parole a cui hanno fatto eco quelle di Paddy Dillon, VP di Left Lane Capital, che ha commentato: «Paolo, Martina e Andrea hanno realizzato qualcosa di raro: un prodotto enterprise con il livello di engagement di una app consumer, in un mercato che si muove ancora per comitati e delibere. Ciò che ci ha conquistato è la capacità di Lexroom di permettere agli avvocati di costruire uno studio più solido, servendo i propri clienti con maggiore cura ed efficacia, e trasformando l’AI in un alleato, non in un avversario».

michela.cannovale@lcpublishinggroup.com

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