Leonardo, la sfida (vinta) della trasparenza

di ilaria iaquinta

 

Leonardo sale sul podio del Defence Companies Index (DCI) on Anti-Corruption and Corporate Transparency 2020 elaborato da Transparency International, risultando prima tra 134 aziende del settore difesa e sicurezza di 38 Paesi nel mondo.

L’organizzazione non governativa valuta periodicamente (l’ultima rilevazione risale al 2015) l’impegno in tema di anticorruzione e trasparenza di aziende di diversi comparti industriali e posiziona le imprese in un ranking organizzato per settori e fasce dalla A (prima) alla F (ultima). Per l’edizione 2020, Transparency International si è basata esclusivamente sulle informazioni accessibili agli stakeholder.

«Siamo molto orgogliosi di questo traguardo – commenta a MAG il group general counsel Andrea Parrella (nella foto)– . Eravamo nella fascia B dell’indice e ora siamo in vetta alla fascia A, primi al mondo del settore. Questo riconoscimento è frutto di un deciso cambio di passo e, in particolare, di due anni di intenso lavoro, di un percorso che ha coinvolto 18 funzioni in azienda e ha richiesto la condivisione pubblica del funzionamento dei processi interni». Si tratta in effetti di un risultato particolarmente significativo per la direzione guidata da Parrella che, oltre all’area legale, comprende le funzioni affari societari, compliance, penale e anticorruzione. Proprio l’ampiezza del perimetro delle attività del dipartimento, insieme alla centralità data dai vertici aziendali ai temi che quest’ultimo governa, hanno consentito secondo Parrella «la diffusione nel gruppo di una cultura della legalità che ci porta a fare business, quando necessario anche col coltello tra i denti, ma non a tutti i costi. Non pagando il caro prezzo, anche reputazionale, di chi non rispetta le regole».

Avvocato Parrella, tra le motivazioni che hanno consentito alla società di ottenere questo riconoscimento, Transparency International menziona: il nuovo codice etico, il potenziamento delle responsabilità e dei controlli interni in materia di internal audit, offset e trade compliance e il nuovo codice per la gestione dei rapporti coi fornitori. Tutte attività che hanno coinvolto direttamente la sua direzione. In che modo?

Sono tutte attività che ci vedono agire da protagonisti. Siamo noi che costruiamo questi “pacchetti di legalità” e li portiamo all’attenzione del consiglio di amministrazione, dell’organismo di vigilanza e dell’organismo di coordinamento per la prevenzione della corruzione. Quest’ultimo è composto dai presidenti degli organi societari e si riunisce periodicamente per monitorare e migliorare il quadro di regole che ci siamo dati. Si tratta di un organismo non contemplato delle norme di legge ma di cui ci siamo dotati dal 2014, a testimonianza della centralità che queste tematiche hanno per la nostra azienda. Tematiche delle quali la funzione legale e compliance si occupa in prima persona. Nel senso che le pensa, le propone, le redige e infine le porta all’attenzione del cda per l’approvazione.

La direzione si occupa anche dell’aggiornamento di questi documenti e del monitoraggio del corretto rispetto delle loro previsioni?

Ci occupiamo di alcune attività di verifica. Nel senso che svolgiamo un continuo risk assessment per monitorare in concreto se i rischi sono adeguatamente monitorati, oltre a prendere parte attiva ai processi di formazione interna e, in taluni casi, anche esterna (Leonardo forma anche i promotori commerciali in merito alle regole interne). Poi della verifica del rispetto delle regole ex post si occupa ovviamente la funzione dell’internal audit che conduce un controllo cosiddetto “di terzo livello”.

Al di là del lavoro che la direzione fa su questi progetti, li mette anche in pratica. Penso al codice per la gestione dei rapporti coi fornitori e all’uso dei consulenti esterni. In che modo il nuovo codice ha cambiato la vostra relazione con gli studi legali?

In modo radicale. Un tempo veniva quasi da sorridere al solo pensiero di andare a chiedere a un avvocato d’affari di sottoscrivere una dichiarazione per il pieno possesso di tutta una serie di requisiti, come l’assenza di procedimenti penali pendenti, condanne, conflitti di interesse, branch o componenti dello studio residenti in paradisi fiscali. Questi sono tutti profili che adesso verifichiamo puntualmente in virtù delle regole che ci siamo dati, anche per i rapporti coi fornitori di servizi legali.

Quali sono le principali previsioni del codice?

Contiene delle importanti linee guida che si ricollegano al rispetto di principi e diritti fondamentali. Ad esempio, è previsto il ripudio del traffico degli esseri umani. In generale, è previsto l’obbligo per i nostri fornitori di rispettare in modo puntuale, a seconda dell’ordinamento giuridico, le norme sui salari, gli orari di lavoro, la salute e la sicurezza. I fornitori devono inoltre accettare le regole previste nei nostri codici anticorruzione (ex d.lg 231/2001) ed etico, tra cui la richiesta di evitare pratiche malsane nei rapporti con le singole risorse che gestiscono il rapporto con loro per conto della società. Da ultimo abbiamo introdotto il rispetto delle più recenti normative in materia ambientale.

Come funziona l’assegnazione dei mandati legali in Leonardo?

Varia a seconda dalla tipologia di servizio richiesto. Per il contenzioso e per le tematiche consulenziali particolarmente complesse che non possiamo gestire in house ci affidiamo a professionisti e a studi che possiedono i requisiti migliori per potersi occupare dello specifico mandato. Il tutto ovviamente una volta appurato il pieno possesso dei requisiti di onorabilità previsti dal nostro codice, il cui rispetto per noi è fondamentale non solo in fase di selezione ma anche di esecuzione del contratto, pena la risoluzione del rapporto.

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Leonardo, la sfida (vinta) della trasparenza

Gennaro Di Vittorio

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