Legal privilege, l’ACC interviene davanti al Tribunale Ue

L’Association of Corporate Counsel (ACC) ha deciso di intervenire davanti al Tribunale dell’Unione europea per difendere la riservatezza delle comunicazioni tra aziende e legali interni. L’associazione, che rappresenta oltre 48mila giuristi d’impresa in più di 100 Paesi, ha presentato una richiesta di intervento nel procedimento Broadcom e VMware International contro Commissione europea, destinato a riaprire il confronto sul riconoscimento del legal professional privilege agli in house counsel.

La controversia nasce dalla richiesta della Commissione europea di ottenere documenti predisposti da giuristi d’impresa con sede negli Stati Uniti. Una vicenda che, secondo l’ACC, solleva una questione più ampia: fino a che punto le comunicazioni tra un’azienda e i suoi legali interni possono essere considerate riservate, soprattutto quando il dipartimento legale opera contemporaneamente in più giurisdizioni?

Il tema assume particolare rilievo nei procedimenti europei in materia di concorrenza e antitrust, nei quali la Commissione non riconosce, in determinate circostanze, la stessa protezione accordata alle comunicazioni con gli avvocati esterni. Un’impostazione che ACC considera sempre meno in linea con l’evoluzione normativa dei singoli Paesi europei, molti dei quali riconoscono invece forme di legal privilege anche ai giuristi d’impresa.

Per l’associazione, la questione non riguarda soltanto la riservatezza dei documenti. I legali interni sono spesso il primo interlocutore di management e dipendenti quando emergono problemi legali, regolamentari o di compliance e svolgono un ruolo centrale nelle indagini interne, nella valutazione dei rischi e nella prevenzione delle violazioni. La possibilità di fornire una consulenza franca e indipendente, sostiene l’ACC, dipende anche dalla certezza che quelle comunicazioni rimangano protette.

«Il numero dei Paesi membri dell’Unione europea che riconoscono il privilegio alle comunicazioni dei giuristi d’impresa è più che raddoppiato negli ultimi 15 anni e ACC invita la Commissione a considerare di fare altrettanto», ha dichiarato Jason L. Brown (in foto), presidente e ceo dell’associazione. «Programmi di compliance efficaci e una buona corporate governance dipendono dalla possibilità per gli avvocati di fornire consulenza legale con franchezza, senza il timore che comunicazioni riservate possano successivamente essere divulgate».

Sul caso è intervenuta anche Susanna McDonald, vice president e chief legal officer di ACC: «Il legal privilege è un elemento fondamentale del rapporto tra avvocato e cliente e una garanzia essenziale affinché le organizzazioni possano chiedere e ricevere una consulenza legale franca». Secondo McDonald, l’esito del procedimento potrebbe avere conseguenze per i giuristi che operano non soltanto nell’Unione europea, ma anche per i team legali internazionali chiamati a lavorare con società e colleghi europei.

Con il suo intervento, l’ACC punta dunque a portare davanti al Tribunale le conseguenze concrete che una limitazione del legal privilege può avere sull’attività quotidiana delle direzioni legali e, più in generale, sui sistemi di compliance e governance delle imprese.

Nel procedimento l’associazione è assistita da Eric Barbier de La Serre e Anne-Sophie Perraut dell’ufficio di Parigi di Jones Day.

michela.cannovale@lcpublishinggroup.com

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