IAG, l’AI controlla le parcelle degli studi: ritorno dichiarato oltre l’800%

L’intelligenza artificiale entra nella relazione economica tra direzioni legali e advisor. IAG – Insurance Australia Group, tra le maggiori compagnie di assicurazioni generali operanti in Australia e Nuova Zelanda, dichiara infatti un ritorno sull’investimento superiore all’800% in poco più di un anno grazie al controllo automatizzato delle parcelle, secondo quanto riferito al Financial Times da Anna Golovsky (in foto), executive manager legal e company secretariat operations del gruppo.

Come funziona? I software di Morae e IP Author esaminano circa 50mila fatture annue, confrontando il tempo dedicato agli incarichi, la seniority dei professionisti coinvolti e i compensi richiesti in precedenza per i sinistri. Le fatture con importi insolitamente elevati vengono segnalate e gli studi devono ripresentarle. Il ritorno sull’investimento è calcolato principalmente considerando il costo del software e i risparmi sulla spesa legale esterna.

Il dato va però letto con una precisazione: a dichiarare un ritorno sull’investimento superiore all’800% è IAG. Il Financial Times riporta il risultato fornito dalla compagnia, senza indicare una verifica indipendente del calcolo. La percentuale misura il ritorno economico rispetto al costo del software, non la riduzione delle parcelle degli studi.

Per le direzioni legali, ad ogni modo, la cosa rappresenta sicuramente un vantaggio: poter seguire più da vicino la spesa e confrontarsi con gli studi sulla base di informazioni precise (quante ore ha richiesto un incarico, chi se ne è occupato e a quale costo – elementi utili anche per concordare tariffe e organizzare il lavoro futuro). Per gli studi, questo può significare dover spiegare meglio i compensi richiesti. Una fattura più alta delle precedenti, però, non è necessariamente ingiustificata: potrebbe riguardare un caso più complesso. Il software segnala ciò che merita attenzione; la valutazione resta affidata alle persone.

Il caso apre anche una prospettiva sul rapporto tra aziende e studi: se l’AI diventa uno strumento diffuso per controllare le parcelle, può influenzare chi lavora sugli incarichi, come viene fatturato il lavoro e quali tariffe vengono concordate, fino a pesare sulla scelta degli advisor.

Se questo utilizzo dell’AI da parte dei dipartimenti legali in-house si dovesse diffondere, i suoi effetti potrebbero andare oltre il controllo delle parcelle e incidere sulla scelta degli studi, sulla composizione dei team e sulle tariffe concordate. Per i giuristi d’impresa, vorrebbe dire avere più elementi per valutare non solo quanto spendono, ma anche che cosa ricevono in cambio.

michela.cannovale@lcpublishinggroup.com

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