Andrea Pezzangora, una vita da general counsel

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di francesco bonaduce

«Se fossi a capo di un’azienda, una delle prime risorse che vorrei scegliere o assicurarmi che abbia caratteristiche adeguate è il manager a capo dell’area legale e societaria: qualcuno che presidii e garantisca, in chiave legale, il funzionamento concreto dell’azienda nelle delicate fasi dei flussi autorizzativi, dell’assunzione di obbligazioni e vincoli e in genere nella soluzione di problematiche operative e di relazione con i vari stakeholder». A parlare è Andrea Pezzangora (nella foto), una vita da giurista d’impresa. Un’intera carriera – nel 2022 festeggia i venti anni – trascorsa nella direzione legale del gruppo Benetton. Il professionista vanta due incarichi, omologhi ma diversi nella sostanza: «Ho la fortuna di ricoprire due posizioni da general counsel, tra loro indipendenti: una da quattro anni nella holding di gruppo, Edizione, che è una holding pura di partecipazioni e poi, da ormai vent’anni, ho il ruolo che mi ha formato, più “operativo” e articolato, nella società operativa al vertice del gruppo dedicato al settore tessile del noto brand di abbigliamento United Colors of Benetton». Ed è proprio a partire da questi due ruoli, ma anche dalle altre posizioni che ricopre a supporto delle strutture di governance del gruppo, che Pezzangora dà la sua personale “chiave di lettura” della figura di general counsel nel mondo dell’impresa.

Parla di due ruoli diversi, in che senso?
Nella holding pura l’attività è molto concentrata. Strutture asciutte e un accesso strategico a consulenze esterne d’eccellenza, perché le operazioni sono generalmente di peso e rilevanza elevata. L’attività del general counsel, quindi, è più di tipo “corporate“, di supporto ai lavori consiliari, di stimolo e attivazione dei presidi di governance, anche di gruppo e, ovviamente, di compliance in generale. Nella società operativa a questo si aggiungono le interazioni continue e complesse con l’organizzazione preposta a livello di gruppo, presente in Italia e all’estero con alcune migliaia di dipendenti, alla quale devono essere veicolate, spesso con modalità a cascata seguendo la catena delle partecipate, le strategie di gruppo che richiedono esecuzione e operatività. In tale ultima attività il general counsel può risultare realmente utile e incisivo.

Ricopre poi il ruolo di segretario del cda…
È un incarico che completa entrambe le posizioni e che permette, assistendo all’attività deliberativa e contribuendo alla sua impostazione formale, di comprendere appieno il significato e la ratio delle scelte imprenditoriali anche in chiave prospettica, consentendo di fornire nella fase esecutiva una collaborazione e un supporto ragionati all’organizzazione aziendale, a 360 gradi.

In che modo un legale può essere decisivo?
Attraverso la direzione legale e societaria in-house di una società operativa si ha l’occasione e il compito di seguire l’iter delle operazioni societarie, commerciali e strategiche in generale: a partire dall’input, dalla valutazione iniziale, passando per l’analisi di merito, le verifiche di budget, le proiezioni costi-benefici e le autorizzazioni che, a cascata, ne conseguono. Fino ad arrivare alle negoziazioni con le controparti e alla firma conclusiva. Tutte fasi in cui si può accompagnare l’organizzazione aziendale presidiando la rotta voluta dal punto di vista strategico e imposta a livello autorizzativo, oltre che i consueti, non meno importanti, aspetti legali e di compliance. In questo, è decisivo avere il polso della volontà del cda, perché se si è potuto assistere alle riunioni del consiglio, si può anche meglio comprendere se le negoziazioni e il merito dell’operazione stiano procedendo in linea con le volontà e le indicazioni di partenza.

Insomma, un ruolo in tutto e per tutto operativo…
A mio avviso, non si deve limitare l’apporto a freddi pareri in merito alla liceità o fattibilità di un’operazione ovvero a sollevare condizioni ed eccezioni evidenziandone i rischi. Si va ben oltre: si accompagna l’attività in tutte le varie fasi, ingerendosi, se necessario, anche nel merito ove ciò possa aiutare a superare problemi di fattibilità o di concreta esecuzione della volontà aziendale. Il tutto con il potere – e a mio parere il dovere – di alzare la mano e bloccare un’operazione richiamando l’attenzione e coinvolgendo l’AD quando si avverte che si sta andando fuori strada o quando le richieste delle controparti non appaiono più in linea con l’obiettivo e il disegno originario. Le due leve, gli affari legali e gli affari societari, permettono di affrontare questa sfida e di assistere l’azienda con una visione d’insieme globale. Io ritengo che solo così, pienamente inserito nell’organizzazione aziendale, il manager legale diventa un asset di valore per il gruppo e in tal modo, con adeguati flussi informativi all’interno della stessa direzione legale, anche ogni suo collaboratore assume un ruolo ben diverso dal mero ricettore di volontà da contrattualizzare, potendo collaborare e sentirsi parte di un disegno ben più ampio. (…)

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Andrea Pezzangora, una vita da general counsel

frabon

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