Cimbali vince in Cina per la tutela del brand Slayer: i legali
Cimbali Group, azienda italiana che produce macchine professionali per caffè espresso, ha reso noto che la Corte d’Appello cinese ha confermato e ampliato la tutela riconosciuta alla controllata Seattle Espresso Machine Corporation nella controversia relativa alla contraffazione e concorrenza sleale relativa al brand americano Slayer.
Per Cimbali è intervenuto il team legale interno, formato nello specifico da Flavia Volpi, group legal & corporate affairs director, e Beatrice Ricci, legal counsel (entrambe in foto, da sinistra).
Le due giuriste sono state affiancate dallo studio Allasya Law & IP, con il managing partner Fabio Giacopello.
La vicenda
La sentenza d’Appello, già esecutiva, ha accolto integralmente le ragioni di Cimbali Group, confermando la sussistenza della concorrenza sleale e riconoscendo il carattere distintivo del design della macchina “Slayer Espresso” ai sensi della normativa cinese.
La Corte ha inoltre riconosciuto la violazione del marchio, riformando sul punto la decisione di primo grado. In particolare, i segni utilizzati dai soggetti convenuti, pur non identici agli originali, sono stati ritenuti sufficientemente simili da poter indurre il pubblico a presumere un collegamento commerciale con Cimbali Group e il brand Slayer.
Sul piano risarcitorio, la Corte ha più che raddoppiato l’importo riconosciuto in primo grado, portandolo da 800.000 RMB a 2.000.000 RMB (pari a circa 260.000 euro) oltre alle spese legali. La decisione prevede inoltre la condanna in solido di tutti i soggetti coinvolti e l’ordine di cessazione immediata di ogni attività illecita.
Sotto il profilo giuridico, la decisione conferma che la tutela della proprietà intellettuale può riguardare sia il marchio sia gli elementi distintivi del design. La Corte ha infatti riconosciuto che anche l’uso di segni non identici può costituire una violazione, quando sia tale da indurre il pubblico a ritenere che esista un collegamento commerciale con il titolare dei diritti.
Slayer in Cina
Il risultato assume rilievo anche alla luce del ruolo strategico della Cina per il brand Slayer, oggi secondo mercato per importanza, e dell’ampliamento degli spazi di presenza per il brand nel Paese. Secondo i dati disponibili, la Cina conta oggi 87.505 outlet dedicati al caffè, in aumento di 20.978 unità rispetto al periodo precedente, pari a una crescita del 31,5%. In questo scenario di forte espansione dei locali e, quindi, dei contesti professionali in cui macchine premium come Slayer possono essere installate e valorizzate, la tutela della proprietà intellettuale diventa un elemento centrale per proteggere il valore dei prodotti originali e garantire trasparenza agli operatori professionali. Le macchine Slayer, riconosciute per design distintivo, qualità costruttiva e prestazioni elevate, si collocano in una fascia premium; proprio per questo, la presenza di prodotti imitativi, proposti a costi sensibilmente inferiori e con caratteristiche estetiche molto simili, può generare confusione lungo la filiera e presso il pubblico professionale.
La decisione del tribunale
Già in primo grado il Tribunale di Shanghai aveva riconosciuto che la combinazione, unica nel suo genere, degli elementi estetici della macchina Slayer Espresso – tra cui il supporto laterale a forma di X e la combinazione di colori, forme e strutture – rappresenta una decorazione distintiva, capace di identificare in modo inequivocabile il prodotto e la sua provenienza commerciale. La Corte d’Appello ha ora confermato e ampliato quel riconoscimento, estendendolo anche alla tutela del marchio.
Si tratta del primo e a oggi unico caso di vittoria totale in Appello nel comparto del coffee equipment professionale, in una combinazione di fattori che non ha eguali nel settore: un gruppo industriale italiano che difende con successo un brand americano nel sistema giudiziario cinese. Una dimostrazione concreta che la tutela della Proprietà Intellettuale può essere perseguita con efficacia anche nei contesti più complessi del commercio internazionale.
Il commento
“Questa sentenza va ben oltre la tutela dei nostri interessi aziendali”, ha dichiarato Frédéric Thil, Managing Director di Cimbali Group. “È un risultato importante per tutte le aziende che operano in Cina con prodotti ad alto contenuto di design e innovazione. Abbiamo perseguito questa battaglia non solo per proteggere il brand Slayer e i nostri clienti, ma perché crediamo fermamente che la difesa della Proprietà Intellettuale e del saper fare sia un pilastro irrinunciabile di un commercio internazionale equo e sostenibile. Continueremo a investire con la massima determinazione nella protezione dei nostri diritti, dei nostri brand e del valore che essi rappresentano per i nostri partner e clienti in tutto il mondo.”