Revolut sugli studi legali: nessun consulente ha più il posto fisso
Il CLO Tom Hambrett: stop al panel statico tradizionale, sì alla selezione basata su performance, rapidità e disciplina. E con valutazioni ogni tre mesi
La fintech britannica Revolut sta mettendo in discussione uno dei modelli più consolidati nella gestione dei consulenti legali: quello del panel tradizionale costruito su relazioni di lungo periodo, fiducia personale e incarichi spesso poco contendibili.
Ad annunciarlo è stato il chief legal officer Tom Hambrett (in foto) in un post pubblicato su LinkedIn, nel quale ha spiegato che la società sostituirà il proprio panel statico con “Revolut Partners”, un ecosistema dinamico di studi legali valutati in base a criteri di performance, competitività economica e capacità di comprendere concretamente il business e i prodotti della banca.
La logica è la seguente: nessuna posizione sarà garantita nel tempo. Gli studi verranno monitorati trimestralmente e potranno essere sostituiti rapidamente in caso di risultati ritenuti insufficienti. Tra gli elementi osservati da Revolut ci saranno qualità della consulenza, gestione del cliente, rapidità di risposta, controllo dei costi e trasparenza nelle fatturazioni.
Nel suo post, Hambrett ha sottolineato che il classico panel legale è diventato negli anni uno standard quasi automatico, adottato più per inerzia che per reale efficacia. La domanda che si pone il giurista è: fino a che punto il rapporto fiduciario tradizionale può convivere con logiche sempre più data-driven, competitive e misurabili in un’epoca in cui dati, velocità, accountability e capacità di execution diventano più importanti della sola relazione personale?
A questo proposito, Revolut sta sviluppando strumenti AI interni per supportare il team legale nella gestione delle RFP, nella selezione degli advisor e nell’analisi di parcelle e pareri. Un passaggio che lascia intuire come, almeno nelle realtà più innovative, la funzione legale stia iniziando ad applicare agli studi esterni gli stessi criteri di misurazione e ottimizzazione già utilizzati in altre funzioni aziendali.
Molti professionisti hanno apprezzato l’approccio di Hambrett più meritocratico e orientato ai risultati. Altri, invece, hanno espresso dubbi sul rischio di trasformare il rapporto tra azienda e consulente in una relazione eccessivamente tattica e di breve periodo. Tra le voci critiche c’è stata quella di Richard Oliphant, consulente indipendente in ambito regolamentare, secondo cui il vero valore degli advisor esterni nasce dalla conoscenza profonda del business del cliente. Qualcosa che richiede tempo, continuità e collaborazione stabile.