Buongiorno a tutti.
Applicazione delle normative in vigore a livello locale e sovranazionale, minacce alla privacy e quelle alla cybersecurity: sono queste le tre preoccupazioni principali per chi è alla guida di una direzione legale interna di questi tempi. Tanto che il 40% dei chief legal officert sta pianificando di istituire nuovi processi per fronteggiare meglio queste sfide, in quanto solo il 9% si sente “molto fiducioso” nella capacità della propria organizzazione di farcela con gli strumenti attuali.
A dirlo è la survey condotta anche quest’anno da ACC ed Exterro, che per l’occasione hanno intervistato 669 giuristi in house provenienti da 20 settori e 31 paesi diversi.
Altro highlight che vale la pena sottolineare: secondo il sondaggio, ai general counsel continua ad essere richiesto di fare di più con meno. Ebbene sì, cari avvocati in da house: meno risorse, ma più responsabilità. La maggior parte degli intervistati, infatti, supervisiona almeno tre funzioni aziendali aggiuntive oltre a quelle legali. Alcuni, addirittura, arrivano a supervisionarne fino a cinque. Queste includono aree come: la privacy (44%), l’etica (43%) e il risk management (38%), ESG (24%), government affairs (22%), cybersecurity (14%) e risorse umane (14%).
A proposito di ESG, secondo un’altra ricerca che abbiamo avuto modo di approfondire, condotta in questo caso dalla law firm Baker McKenzie, il 30% dei chief legal officer e dei risk manager delle grandi organizzazioni prevede che quest’anno aumenterà il numero dei contenziosi in cui sarà coinvolta la propria azienda. Ad incidere su questa crescita saranno soprattutto le controversie legate ai tre pilastri dell’ESG: Environment, Social, Governance. Qui vi spieghiamo il perché.