Cripto e regolazione: come cambia il ruolo della compliance

Rossella Gancitano (Binance): «Con MiCA il settore entra definitivamente nell’ecosistema regolato»

di michela cannovale

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Fino a pochi anni fa, parlare di criptovalute significava muoversi in un terreno indefinito dal punto di vista giuridico. Oggi lo scenario sta cambiando. O meglio, è già cambiato. Con l’entrata in vigore del Regolamento europeo MiCA, il settore delle cripto-attività è entrato a pieno titolo nell’ecosistema regolato dei servizi finanziari. Autorizzazioni, controlli, obblighi di trasparenza e presidi organizzativi sono diventati requisiti strutturali per emittenti e fornitori di servizi in cripto-asset, sotto la vigilanza di autorità come Banca d’Italia e Consob.

E quando un settore si struttura, cambia anche il ruolo di chi è chiamato a presidiare le regole. La compliance non è più un presidio accessorio, ma una leva centrale che incide direttamente sulla possibilità di operare e competere sul mercato. È in questo contesto che si colloca il ruolo di Rossella Gancitano, head of compliance e MLRO di Binance, società che gestisce una piattaforma di scambio di cripto-asset attiva a livello globale.

MAG l’ha intervistata per comprendere come la sua funzione stia evolvendo con l’entrata in vigore del Regolamento MiCA.

Dalla finanza tradizionale alla cripto

Il percorso di Gancitano è quello di una specialista della regolazione finanziaria e della compliance. Laureata in Giurisprudenza in Bocconi, con formazione internazionale, ha costruito la propria carriera prima in Cleary Gottlieb, dove ha lavorato per nove anni, e successivamente in house in istituzioni finanziarie come Credit Suisse, Mediobanca e Morgan Stanley.

L’ingresso in Binance, nel 2022, l’ha portata a confrontarsi con un quadro normativo decisamente meno stabile rispetto a quello della finanza tradizionale. «Nel diritto tradizionale lavori su norme consolidate. Qui spesso ti muovi in zone grigie», fa presente, osservando come molte decisioni non si basino su precedenti codificati, ma su valutazioni di rischio, confronto con le autorità e costruzione di prassi condivise.

Oggi Gancitano guida un team italiano di dieci professionisti con competenze ibride: giuristi, profili economico-finanziari, data analyst e ingegneri. Una scelta non casuale, perché – ci spiega – la compliance nel mondo cripto richiede competenze che vanno oltre il perimetro strettamente giuridico.

Le dimensioni di Binance

Per comprendere il peso della funzione compliance, dovremmo anzitutto guardare ai numeri. Binance conta oltre 300 milioni di utenti a livello globale. Nel 2025 ha facilitato transazioni per circa 34 trilioni di dollari. È il più grande exchange di asset digitali per volumi di trading, e si inquadra oggi più che altro come ecosistema blockchain e provider di infrastrutture cripto, con una suite di servizi che include trading, prodotti finanziari, wallet, NFT marketplace, attività di formazione, ricerca e incubazione.

In un contesto di queste dimensioni, la compliance non è più un adempimento formale: diventa un fattore strutturale di credibilità verso utenti, istituzioni e mercato. «La sicurezza dell’utente è al centro di ogni decisione», sottolinea Gancitano, spiegandoci come la tutela degli asset e l’integrità dei processi siano condizioni essenziali per la fiducia nella piattaforma.

La regolazione come condizione di accesso al mercato

Secondo Gancitano, il rafforzamento del quadro regolatorio ha rappresentato un fattore abilitante, non un freno allo sviluppo del settore. «Senza regole più chiare e presidi strutturati, difficilmente le cripto-attività avrebbero raggiunto il livello attuale di diffusione e, soprattutto, difficilmente avrebbero attirato in modo stabile l’interesse degli investitori istituzionali».

In questo, MiCA ha segnato un cambio di passo di rilievo, tanto che gli operatori cripto vengono progressivamente assimilati, sul piano organizzativo e dei controlli, alle istituzioni finanziarie tradizionali. Autorizzazioni, controlli interni, sistemi antiriciclaggio e obblighi di trasparenza verso il mercato non sono più elementi opzionali, ma prerequisiti indispensabili per operare.

«Questo rafforzamento della regolazione – prosegue – è un segno di maturità del settore. Le cripto sono nate come esperimento tecnologico, sì, ma stanno diventando sempre più un’infrastruttura finanziaria mainstream».

Il giurista in un quadro normativo fluido

Il cambiamento introdotto da MiCA impatta direttamente sul dipartimento legale e compliance. Operare in un settore in cui le norme sono recenti, in evoluzione e spesso devono confrontarsi con modelli tecnologici nuovi richiede un approccio diverso rispetto alla tradizionale attività interpretativa.

La compliance assume allora un ruolo decisionale centrale, nel bilanciamento tra requisiti normativi, profili di rischio e sostenibilità operativa. «Non si tratta solo di applicare la normativa, ma di prendere decisioni risk based e di contribuire a definire standard che possano essere compresi e accettati anche dalle autorità», spiega Gancitano.

Da qui anche il ruolo di “traduzione” culturale che spesso ricade sulla funzione legale e compliance: il team italiano di Binance è interlocutore costante di OAM e UIF e, in più occasioni, ha svolto attività di formazione tecnica per spiegare il funzionamento delle tecnologie sottostanti, la lettura dei dati e i flussi informativi.

Norme tradizionali, contesti nuovi

Ci racconta Gancitano: «Le criticità emergono soprattutto quando normative concepite per la finanza tradizionale vengono applicate a un contesto tecnologico diverso. Temi come l’interoperabilità dei sistemi, la travel rule o la standardizzazione dei flussi informativi pongono problemi pratici che richiedono un continuo confronto tra operatori, consulenti e regolatori».

È in questo spazio che il dipartimento in house è chiamato a esercitare un ruolo attivo, contribuendo a costruire prassi di mercato che siano sostenibili e coerenti con gli obiettivi della regolazione.

Il rapporto con gli studi legali

Questo livello di complessità si riflette anche nel rapporto con i consulenti esterni. Secondo Gancitano, non è sufficiente che uno studio dichiari di avere una practice cripto: serve una comprensione concreta della tecnologia, del modello di business e dell’evoluzione normativa.

In Italia Binance si avvale soprattutto del supporto di Cleary Gottlieb e DLA Piper. Ciò che fa la differenza, spiega Gancitano, è la continuità del rapporto e la capacità dei consulenti di seguire l’evoluzione del contesto: «Uno studio efficace in questo settore è quello che conosce la storia del cliente, l’evoluzione della normativa, le prassi di mercato e le interpretazioni delle autorità. È un ambito che richiede presenza costante e non consente approcci superficiali».

La consulenza più utile è quindi quella capace di offrire soluzioni pragmatiche, fondate su un approccio risk based e non su divieti astratti.

La compliance nei settori ad alta innovazione

In un mercato come quello delle cripto, che coinvolge centinaia di milioni di utenti e muove volumi ormai comparabili a quelli di comparti finanziari tradizionali, la sola competenza giuridica non è più sufficiente. In questi contesti, il lavoro del giurista si intreccia sempre più con le esigenze operative, tecnologiche e regolatorie delle imprese. La compliance assume quindi un peso crescente non solo come presidio di controllo, ma come elemento strutturale della reputazione, dell’organizzazione e del posizionamento sul mercato. E questa evoluzione, d’altronde, spiega anche […]

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michela.cannovale@lcpublishinggroup.com

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