Cronache minime di paternità moderna

di michela cannovale

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Da quando mio fratello è diventato padre, un anno fa, mi sono ritrovata con un posto in prima fila su un tema che fino ad allora avevo sempre trattato con una certa distrazione: la paternità.

Non perché prima non avessi avuto occasione di osservare altri padri in azione, ma perché improvvisamente ne ho avuto uno “in presa diretta”: giovane, della mia generazione, con un dietro le quinte fatto di racconti quotidiani, gioie, paranoie e, va da sé, un’agenda interamente riorganizzata attorno al baby.

Pur essendo nel pieno della sua carriera, per esempio, ha ridotto al minimo indispensabile i viaggi di lavoro. La priorità è non perdersi nulla della crescita del bambino. La prima parola, il primo dentino, i primi passi. Tutti quei “primi” che per molti padri della generazione precedente finivano nel grande calderone del “poi mi racconti”.

Nel frattempo ha sviluppato competenze nuove e piuttosto specifiche. La moda neonato, per dirne una. Sa perfettamente cosa c’è nell’armadio del figlio, quante tutine pulite sono rimaste, quanti body a manica lunga sono ancora “in rotazione” e quali magliettine stanno iniziando a diventare strette. Sa che esiste già una salopette in velluto a righe, ma non ancora una in jeans. Conosce taglie, collezioni, brand. Mi ha anche fatto scoprire che su Vinted esiste un intero mondo parallelo dedicato ai bambini, dove il suo carrello online è stabilmente carico di capi 0-12 mesi.

Poi c’è la piscina. È lui che porta il bambino a lezione e a restare in acqua per 50 minuti. Non a nuotare, ovviamente, vista l’età del soggetto, ma a fare bolle, a prendersi schizzetti in faccia della maestra per aiutare il neonato a entrare in confidenza con l’elemento e a guardarlo mentre prova a issarsi sul muretto. E, naturalmente, a preoccuparsi che non si graffi il pancino sul pavimento asciutto.

È sempre lui a farmi notare – lamentandosene – che esistono troppi pochi libri dedicati al rapporto padre-figlio. Lui, ancora, a farsi domande su cosa sta trasmettendo al bambino e sull’effetto che avranno, nel tempo, i suoi gesti quotidiani.

So cosa mi si potrebbe rinfacciare a questo punto. Che sto celebrando qualcosa che le donne fanno da sempre. Che era ora. Che mio fratello non sta facendo niente di eccezionale. Per carità, tutto vero. Anche perché, sia chiaro: al suo fianco c’è una madre che fa la sua parte e ben più di lui.

Ma raccontare di mio nipote e del suo papà, negli ultimi mesi, mi ha permesso di accorgermi che quello di mio fratello non è un caso isolato. Al contrario, è una modalità che riconosco sempre più spesso in altri padri miei coetanei e che contrasta parecchio con l’idea di paternità con cui siamo cresciuti, con padri nella maggior parte dei casi più definiti dal ruolo professionale che da quello familiare.

Che stia dunque emergendo una nuova cultura della paternità?

Ne parlo con Carlo Crudele, ospite di questa puntata di Diverso sarà lei e ideatore di “Parola ai Padri”, un progetto nato nel 2025 proprio per creare uno spazio di confronto e riflessione attorno a una figura – quella del padre, appunto – che sta cambiando molto più di quanto siamo abituati a raccontare.

michela.cannovale@lcpublishinggroup.com

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