L’88% delle aziende considera dati e AI priorità per la trasformazione

Secondo la nuova edizione della survey di EY Tax and Finance Operations 2025 – che ha coinvolto 1.600 CFO e leader fiscali in 30 Paesi, tra cui l’Italia – le aziende italiane stanno accelerando la trasformazione dei modelli fiscali e finanziari per rispondere a un contesto caratterizzato da  cambiamenti non lineari, rapidi e interconnessi.

«Le aziende italiane stanno affrontando una trasformazione senza precedenti nelle funzioni fiscali e finanziarie. L’accelerazione nell’adozione di tecnologie avanzate, come l’intelligenza artificiale, e la crescente attenzione alla compliance normativa, in particolare su BEPS 2.0, dimostrano una forte capacità di reazione e adattamento rispetto al contesto globale. Tuttavia, il gap di competenze e la necessità di strategie sostenibili su dati e tecnologia restano sfide centrali. Investire su upskilling, co-sourcing e partnership innovative sarà fondamentale per rafforzare la competitività e la resilienza delle imprese italiane nei prossimi anni», commenta Marta Pensotti Bruni, partner e lead managed services tax EY Italia.

Italia: livelli di trasformazione e resilienza superiori alla media globale

La survey evidenzia come l’88% delle aziende italiane stia apportando cambiamenti significativi alle proprie operation per effetto delle tensioni geopolitiche, un dato superiore rispetto all’81% globale e in forte crescita rispetto all’anno precedente (63%). Nei prossimi due anni, la tendenza è destinata a rafforzarsi.

«Si ridefinisce il concetto di trasformazione: non è più un progetto con un punto di arrivo, ma un processo continuo e costante, volto a permettere ai team fiscali di rispondere rapidamente al cambiamento. Le funzioni fiscali e finanziarie delle aziende devono quindi dotarsi di una struttura organizzativa agile, in grado di affrontare con intelligenza e strategia le nuove priorità e di generare valore aggiunto per tutta l’azienda», commenta Marta Pensotti Bruni.

Indica in che misura le operations (ad es. la supply chain) sono cambiate in risposta alle attuali pressioni geopolitiche (ad es. commercio, dazi, sicurezza nazionale).

AI, dati e tecnologia: priorità assoluta in Italia

L’88% delle aziende italiane considera dati, intelligenza artificiale e tecnologia come priorità assoluta per la funzione fiscale e finanziaria, superando la media globale (86%). Tuttavia, solo una quota minoritaria si ritiene pronta a sfruttarne pienamente il potenziale. L’ostacolo principale è la difficoltà nel definire ed eseguire una strategia sostenibile in materia di dati, AI e tecnologia: il 64% delle aziende italiane segnala questa criticità e solo il 5% dichiara un elevato livello di fiducia nella propria strategia tecnologica, a fronte del 17% registrato a livello globale.

L’adozione dell’AI incide soprattutto sulla gestione dati, sull’automazione dei processi e sugli analytics avanzati. Nonostante ciò, il 54% delle aziende italiane si considera poco o per nulla preparato a sviluppare e implementare agenti AI nelle funzioni fiscali e finanziarie (vs 61% globale).

Il valore dell’AI è strettamente legato alla qualità dei dati che la alimentano: solo il 16% dei responsabili fiscali si dichiara molto sicuro nella gestione dei dati e il 38% ritiene che la propria strategia sia allineata a quella aziendale complessiva. Le organizzazioni più avanzate adottano modelli basati su dati centralizzati, accessibili e integrati, condizione necessaria per supportare l’AI e superare le principali barriere all’innovazione tecnologica.

Quali sono le principali priorità della tua funzione fiscale nei prossimi due anni?

Talent gap e nuove competenze

Il 98% delle aziende italiane considera fondamentali le competenze digitali e tecnologiche per i professionisti fiscali del futuro, un valore superiore alla media globale. Tra le competenze ritenute più rilevanti figurano le capacità tecniche fiscali, il pensiero critico e strategico e il problem solving. La riduzione dei nuovi ingressi nel settore rappresenta un elemento di rischio. Per fronteggiare questa dinamica, il 70% delle imprese sta investendo in programmi di formazione interna e nell’assunzione di nuovi talenti con competenze innovative, in aumento rispetto all’anno precedente.

Considerando il crescente utilizzo dell’IA e del co-sourcing, quali competenze sono più critiche per sviluppare i futuri professionisti fiscali?

Co-sourcing e modelli operativi agili

Secondo la survey, il personale fiscale interno dedica oggi il 53% del tempo ad attività operative, mentre solo il 16% su attività a maggiore specializzazione. I leader del settore auspicano un riequilibrio: ridurre al 21% il tempo dedicato ai compiti ricorrenti e aumentare al 34% quello destinato alle attività strategiche.

«Il modello dei Managed Services sta diventando una leva concreta per colmare il divario tra strategia ed esecuzione. I dati confermano una crescente adozione del co-sourcing: le aziende si affidano a provider specializzati per accedere a soluzioni AI sviluppate attraverso investimenti mirati e l’85% dei leader rileva che questo approccio ha migliorato la capacità di concentrare le risorse interne su attività strategiche. È un vero cambio di passo: capacità analitiche, automazione e dati strutturati garantiscono accuratezza e governance, liberando tempo prezioso per attività a maggior valore aggiunto. La trasformazione digitale sta ridisegnando le funzioni fiscali e finanziarie: l’impiego di AI e data analytics consente di andare oltre la dimensione operativa, favorendo decisioni strategiche basate sui dati. Per rispondere a questo scenario, le aziende hanno bisogno di professionisti capaci di integrare competenze tecniche, visione strategica e padronanza delle tecnologie emergenti», conclude Pensotti Bruni. 

BEPS 2.0: la sfida normativa più sentita

BEPS 2.0 si conferma la principale sfida normativa: l’85% delle aziende italiane indica la compliance con le regole Pillar Two come priorità (vs 81% globale), ma solo l’8% si dichiara molto preparato a rispettare i nuovi requisiti di reporting (vs 21% globale), mentre l’88% ha già visto aumentare il proprio carico fiscale a causa di BEPS 2.0 (vs 85% globale). Il 58% sta collaborando con provider esterni, in linea con la tendenza internazionale. In parallelo, il 68% delle aziende italiane prevede di divulgare volontariamente il totale delle tasse pagate, più del doppio rispetto al 2023 (37%) ma in misura inferiore rispetto alla media globale (circa 80%).

Quanto è preparata la tua organizzazione a conformarsi ai requisiti di rendicontazione della Global Minimum Tax del BEPS 2.0?

michela.cannovale@lcpublishinggroup.com

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